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Lo stile di Jep Gambardella

Dopo 5 anni dal suo debutto cinematografico, il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino fa ancora scuola soprattutto per quanto riguarda lo stile e i costumi. L’abito fa il monaco, e nessuno come Toni Servillo si era calato nei panni di un personaggio in modo tanto esatto.  Le giacche sgargianti ma non chiassose, color aragosta, rosso pompeiano, giallo maionese, quei pantaloni di lino bianco croccante, la scarpa bicolore da gagà ma non troppo, il panama portato un po’ alto, il fazzoletto nel taschino esibito in un certo modo, gli accostamenti audaci: Servillo è Jep, e mette in scena la sua eleganza insolente con humour, ma soprattutto con classe e con la massima naturalezza. E così, quasi più all’estero che in patria, è diventato rapidamente un’icona della moda uomo. Non si tratta solo di imitare, copiare, replicare una giacca: è l’insieme. “Jep attitude” l’hanno definita a Parigi.

I costumi pensati da Daniela Ciancio sono la star segreta del film La grande bellezza, e uno dei motivi per i quali all’estero è piaciuto così tanto. Gli abiti di Toni Servillo sono fatti a Napoli come il suo personaggio, Jep Gambardella: «made in Naples» o meglio alle porte della città, a Casalnuovo, nel laboratorio di Cesare Attolini, storica sartoria napoletana con 150 sarti, controllo qualità maniacale e 90% del fatturato realizzato all’estero. Cesare è figlio di Vittorio che rivoluzionò la giacca inglese negli anni 30 togliendo fodera e spalline e rendendola quasi leggera come una camicia; oggi continua a dirigere la casa affidata ai figli Massimiliano e Giuseppe che hanno curato personalmente le prove degli abiti di Servillo. Le camicie sono in parte di Rubinacci, altra sartoria napoletana, i completi scuri indossati a una festa in giardino e al funerale sono firmati Giorgio Armani.

«Sapevo di dover osare. In più il personaggio ha circa 65 anni e Toni è molto più giovane: così gli ho fatto indossare il pantalone bianco con camicia in tinta e capo spalla ultracolorato. E ho aggiunto la pochette, il fazzolettino nel taschino, come si usava 50 anni fa. Guardate come appoggia la sigaretta tra le labbra, come incrocia le gambe per mostrare la calza bicolore col calano in tinta: sono modi antichi, i suoi», ha sottolineato la costumista in un’intervista.

Per gli occhiali, Gambardella opta per dei Ray Ban 5278 di Luxottica, assolutamente di “taglio sartoriale” e quindi in perfetta armonia con l’outfit, i cappelli sono i fiorentini Marzi mentre le cravatte sono di Tino Cosma. Le scarpe, infine, rigorosamente bicolore, sono griffate Tod’s e Hogan. Ultima curiosità, a Napoli esiste un vero Jep Gambardella, di primo nome Cherubino, professione architetto, amico di Sorrentino cui il regista si è ispirato per vestire Jep.

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