Il fenomeno dei LEGAL FAKE in Italia (attenzione ai marchi Supreme, Pyrex, Boy London, Kith, Thrasher)

AGGIORNAMENTO – LETTERA DI CHAIRIMENTO DA PARTE DI SUPREME ITALIA https://gentlemanfashionblog.com/2017/10/26/lettera-di-chiarimento-da-parte-di-supreme-italia-legal-fake/

AGGIORNAMENTO – ATTENZIONE! Supreme LEGAL FAKE sta tornando: https://gentlemanfashionblog.com/2017/09/26/attenzione-supreme-legal-fake-sta-tornando/

AGGIORNAMENTO SECONDA SENTENZA: https://gentlemanfashionblog.com/2017/07/31/sentenza-definitiva-fine-di-supreme-legal-fake/

AGGIORNAMENTO PRIMA SENTENZA: https://gentlemanfashionblog.com/2017/07/04/prima-sentenza-del-tribunale-di-milano-contro-supreme-italia-legal-fake/

Il fenomeno chiamato Legal Fake ovvero delle copie legali è una fenomenologia tutta italiana. Parliamo delle copie di quei marchi di moda streetwear come Supreme, Pyrex, Boy London, Kith e Thrasher, famosissimi in tutto il mondo.

Sicuramente avrete visto decine di negozi nel centro delle vostre città che li vendono, oppure indosso a ragazzi/e. Ebbene quelli che avete visto non sono gli originali venduti a New York o Londra ma sono delle copie legali prodotte e vendute in Italia. Vi starete chiedendo come è possibile tutto ciò?

Grazie ad un errore, un cavillo legale, parliamo precisamente della mancata registrazione dei suddetti marchi di moda in Italia (non essendo interessati a vendere nel nostro paese), sfruttando ciò alcune aziende italiane si sono appropriate legalmente di questi marchi e si sono adoperate nel riprodurne una copia, a volte con differenze estetiche nei loghi. Quindi non sono classiche copie da bancarella illegali, ma tecnicamente sono copie legali.

Il fenomeno è abbastanza recente, il tutto iniziò nel 2013 con lo storico brand inglese Boy London, per poi proseguire con l’etichetta sperimentale Pyrex Vision creata originariamente nel 2013 da Virgil Abloh (chiusa solamente dopo un anno, progetto originale non più esistente) e creatore a sua volta del famosissimo marchio OFF WHITE. Lo scorso anno è toccato al marchio storico di New York Supreme con addirittura una presentazione al Pitti, infine quest’anno è toccato ad un altro marchio sempre di New York, Kith. Voci parlano anche del marchio Thrasher come prossima vittima del legal fake.

Questi marchi in Italia sono registrati come Supreme Italia, Pyrex Original, Boy London Italia, Kith Official. Il fatto grave è che i suddetti marchi sono venduti tranquillamente nelle varie città italiane, magari in negozi storici di abbigliamento. Nella maggior parte dei casi i proprietari dei negozi non sanno nulla di questo fenomeno pensando di vendere l’originale, mentre altri lo sanno ma fanno finta di nulla essendo tutto legale. Aggiungiamoci anche l’ignoranza dei clienti che magari conoscono solo il logo e non si interessano della storia del marchio e da dove proviene, ed il successo è presto ottenuto.

Addirittura i legal fake sono talmente diffusi e venduti da averne sostituito nelle boutique o negozi i marchi originali a cui si ispirano, paradossalmente in Italia i legal fake sono gli originali. Ad esempio Boy London ItaliaPyrex Original e Kith Official hanno un loro sito ufficiale, una collezione nuova ogni anno come se fossero dei brand originali veri e propri, sono sponsorizzati da vip e starlette italiane. Altri legal fake distribuiscono i loro prodotti direttamente nei negozi italiani tramite veri e propri cataloghi senza avere siti ufficiali. Questi legal fake spesso differiscono su alcuni elementi rispetto agli originali, tipo il prezzo ridotto, un logo diverso (aquila completamente diversa girata a sinistra e non a destra, box logo rosso rettangolare molto grande ecc…), cambio del font del carattere, altri hanno addirittura il logo identico all’originale.

Parlando degli originali, nel caso di Supreme viene venduta esclusivamente presso i suoi store nel mondo (New York, Brooklyn, Los Angeles, Londra, Parigi e Giappone) o sul suo sito ufficiale, non esiste nessun altro rivenditore. Esistono però negozi e siti di resell (rivendita) che rivendono ai collezionisti o agli appassionati i pezzi originali ma a prezzi maggiorati e a volte a cifre molto alte, come nel caso dei ricercatissimi box logo. Boy London, Kith e Thrasher sono facilmente reperibili a prezzi normali sui loro siti ufficiali. Tuttavia in Italia esistono anche alcuni negozi specializzati nello streetwear che li vendono o che si impegnano a reperirli come Stone Soup, Maison Studio, Blackwater Store, INNER Milano, Atipici, esistono anche dei gruppi su Facebook di appassionati dove comprano e vendono tra di loro questi marchi.

Di questo fenomeno ne sono a conoscenza anche gli stessi designer, ma per ora si sono limitati solo a tener d’occhio la situazione dato che il fenomeno è circoscritto all’Italia e non a paesi stranieri. Tranne Supreme che è passata recentemente alle vie legali nei confronti di Supreme Italia.

Siamo forse di fronte ad una nuova era della moda in Italia? Dove ormai copie legali hanno sostituito in tutto e per tutto gli originali nel mercato italiano dello streetwear, dove aziende italiane si arricchiscono legalmente senza fatica e senza aver creato nulla dal nuovo? Vedremo se ci saranno sviluppi futuri e azioni da parte dei possessori dei marchi originali.

Siti originali ufficiali:

https://www.boy-london.com/

http://www.supremenewyork.com/

https://kith.com/

https://shop.thrashermagazine.com/

*Pyrex Vision è un progetto abbandonato da Virgil Abloh ora ha creato il brand OFF WHITE

Siti legal fake italiani:

https://boy-london.it/

http://www.pyrexoriginal.com/

http://www.kithofficial.com/

 

 

 

 

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10 pensieri riguardo “Il fenomeno dei LEGAL FAKE in Italia (attenzione ai marchi Supreme, Pyrex, Boy London, Kith, Thrasher)”

    1. Quest’anno al Pitti erano presenti di nuovo Boy London e Pyrex fake. Ma nonostante la direzione del Pitti sappia dei legal fake, non possono proibire di presentare questi prodotti dato che per ora in Italia non c’è una legge anti legal fake.

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      1. In realtà potrebbero, basta solo non farli partecipare o, nel caso non avessero uno stand, requisire ai ragazzi che li dispensano, cataloghi e che vestono “fake”, ed allontanarli, ridandogli i soldi del biglietto. E’ paradossale che marchi originali fatichino ad entrare al Pitti perché devono superare il parere del comitato, e questi se ne vadano indisturbati a vendere un prodotto contraffatto, paragonati agli africani che vendono le “nike” in spiaggia o le borse in centro. Con un’aggravante: che le vendono ai negozianti i quali, anziché fare ricerca, si adeguano a far cassetto facilmente. Credo che i ragazzi dovrebbero riportare le t-shirt ai negozianti, e farsi rimborsare. Poi vediamo se continueranno a comprarle e rivenderle….

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      2. Comunque è un casino con Supreme ormai… Riconoscere un capo vero da uno falso è impossibile almeno in foto, dal vivo non so… A parte i prezzi ma quelli li conosci se vuoi acquistarli se li vedi indossati è impossibile. Almeno con BOY London è palese il FAKE e meno male!
        Comunque che schifo davvero è inaudito che in Italia non si faccia nulla per impedire questa cosa. E’ una vergogna.

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  1. E comunque, visto che c’era una sentenza del tribunale di Milano, e nessuno ha fatto niente, gli abbiamo dato il tempo di cambiare società e Paese….. siamo forti a tutelare il consumatore… Si dovrebbe mettere un cartello in vetrina comunicando che non si tratta dell’originale, ma che si tratta di un “fake”…. visto che il termine va di moda….

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    1. Ho scritto tante volte alle Iene ma non mi hanno cagato neanche di striscio evidentemente visto che Barletta fa da sponsor ai programmi de Mario De Filippi non osano smascherarli al vasto pubblico dormiente di Mediaset.

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  2. La realtà è che intorno a questo fenomeno a molti ancora sconosciuto girano un fottio di soldi quindi conviene a tutti ed è sempre in virtù del Dio denaro che si calpesta ogni altra cosa. La tristezza del nostro paese.

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